A mezzo secolo dal debutto, la Lancia Gamma torna al centro dell’attenzione grazie alle celebrazioni di Stellantis Heritage. Presentata al Salone di Ginevra del 1976, la vettura segnò il ritorno del marchio torinese nel segmento delle ammiraglie, un ambito strategico per l’industria automobilistica europea e simbolo di prestigio anche nel contesto italiano.
Il ritorno di Lancia nel segmento di rappresentanza
Dopo l’ingresso nel gruppo Fiat alla fine degli anni Sessanta, Lancia avviò un profondo rinnovamento della propria gamma. La Gamma rappresentò il passo decisivo per tornare nel mercato delle vetture di rappresentanza, rimasto scoperto dopo l’uscita di scena della Flaminia nel 1969.
Il modello incarnava i valori storici del marchio: soluzioni tecniche sofisticate, trazione anteriore e un’identità stilistica distinta rispetto alla concorrenza europea, dominata all’epoca da marchi tedeschi e britannici. La produzione proseguì fino al 1984, con circa 22.000 esemplari realizzati, prima di lasciare il posto alla Lancia Thema, destinata a diventare una delle berline più rappresentative degli anni Ottanta anche nelle flotte istituzionali italiane.
Design e carrozzeria: tra innovazione e tradizione
Fin dal lancio, la Gamma fu proposta in due varianti sviluppate con Pininfarina: una berlina due volumi a coda tronca e una raffinata coupé disegnata da Aldo Brovarone.
La berlina: una scelta fuori dagli schemi
La versione berlina si distingueva per un design innovativo, lontano dalle convenzioni dell’epoca. La linea a due volumi, con coda tronca, rappresentava una soluzione inedita per una vettura di rappresentanza negli anni Settanta.
Grande attenzione fu dedicata all’aerodinamica (Cx di 0,37), alla luminosità dell’abitacolo grazie alle ampie superfici vetrate e al comfort complessivo. Gli interni riflettevano la tradizione Lancia, con materiali di qualità, sedute confortevoli e una dotazione avanzata per l’epoca, tra cui alzacristalli elettrici e volante regolabile.
La coupé: eleganza Gran Turismo
La Gamma Coupé reinterpretava invece l’eleganza delle Gran Turismo italiane. Con proporzioni equilibrate, linee tese e superfici pulite, il modello esprimeva una forte personalità stilistica.
L’abitacolo, progettato come un vero e proprio “salotto viaggiante”, puntava su comfort e raffinatezza. Materiali pregiati, combinazioni cromatiche ricercate e una plancia ispirata al design industriale degli anni Settanta contribuivano a creare un ambiente accogliente, ideale per i lunghi viaggi, in linea con la tradizione italiana del turismo automobilistico.
Il motore boxer: una scelta tecnica distintiva
Uno degli elementi più caratterizzanti della Gamma fu il motore. Lancia sviluppò un nuovo quattro cilindri boxer da 2,5 litri, capace di erogare 140 CV, con largo impiego di alluminio per contenere il peso.
L’unità garantiva un’erogazione fluida e progressiva, adatta al posizionamento della vettura. Per rispondere alle normative fiscali italiane, che penalizzavano le cilindrate superiori ai due litri, fu introdotta anche una versione da 1.999 cc e 120 CV, soluzione tipica del mercato nazionale dell’epoca.
Evoluzione negli anni Ottanta
Nel 1980 arrivò la seconda serie, con aggiornamenti tecnici ed estetici. Tra le principali novità figuravano l’introduzione dell’iniezione elettronica Bosch, modifiche alla calandra e nuovi materiali per gli interni.
Anche la dotazione fu migliorata, con elementi che oggi appaiono comuni ma che all’epoca rappresentavano un valore aggiunto, come l’orologio digitale e finiture più ricercate, tra cui tessuti firmati Ermenegildo Zegna.
La Gamma Coupé beneficiò degli stessi aggiornamenti, mantenendo però una vocazione più sportiva e orientata al comfort nei lunghi tragitti, elemento particolarmente apprezzato in un periodo in cui l’autostrada diventava simbolo della mobilità moderna italiana.
Concept e sperimentazioni dei carrozzieri italiani
La Gamma fu anche base per numerosi concept sviluppati dai principali carrozzieri italiani. Pininfarina realizzò versioni sperimentali come la Spider T-Roof, la berlina sportiva Scala e la Olgiata, anticipando in parte il concetto di vettura versatile.
Italdesign, guidata da Giorgetto Giugiaro, propose invece la Megagamma, un progetto innovativo che anticipava alcune caratteristiche dei futuri monovolume.
Tra le interpretazioni più interessanti figura la Gamma 3V, oggi conservata all’Heritage Hub di Torino, testimonianza della creatività e della ricerca stilistica che caratterizzavano il design automobilistico italiano di quegli anni.
Un’eredità che guarda al futuro
Nonostante un successo commerciale limitato rispetto alle rivali europee, la Lancia Gamma è stata progressivamente rivalutata da collezionisti e appassionati. Oggi rappresenta una delle espressioni più autentiche del design italiano degli anni Settanta.
La sua eredità vive anche nei progetti futuri del marchio: il nome Gamma è stato scelto per una nuova ammiraglia che sarà prodotta nello stabilimento di Melfi, segnando un ulteriore capitolo nella strategia di rilancio di Lancia.
Conclusione
Cinquant’anni dopo il suo debutto, la Lancia Gamma resta un simbolo di innovazione e coraggio progettuale. Un modello che, pur non avendo dominato il mercato, ha lasciato un segno profondo nella storia dell’automobile italiana, confermando il ruolo di Lancia come laboratorio di idee e stile.

