A Roma, le mille sfaccettature dell'”Inferno” di Dante Alighieri

LETTERA DA ROMA

NONnel mezzo del cammino della nostra vita / mi sono ritrovato in una selva oscura / perché la retta via si era persa (“Nel mezzo della nostra vita / mi ritrovai in una selva oscura / perché la strada diritta era perduta”). Queste poche righe non significheranno certamente nulla per un lettore francese. D’altra parte, chi ha svolto parte della propria scuola d’oltralpe riconoscerà subito le prime parole del Divina Commedia, di Dante Alighieri, che continuano ad essere un must nelle scuole italiane. E molti potranno, anche decenni dopo, recitare a memoria diversi brani.

Anche la celebrazione del 700e anniversario della scomparsa di Dante assumeva l’aspetto di una commemorazione nazionale durante tutto l’anno in Italia. Nato a Firenze nel 1265 e morto a Ravenna nel 1321, dopo quasi vent’anni di esilio, il poeta considerato il “padre” della lingua italiana trascorse solo poco tempo a Roma durante la sua vita. Eppure è qui che ha avuto luogo il culmine dei festeggiamenti di quest’anno, con una magistrale mostra dedicata alle immagini dell’Inferno, il cui autore del Divina Commedia è il perno così come la figura centrale.

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A un anno dalla retrospettiva dedicata al pittore Raphaël per i 500 anni della sua scomparsa, toccava dunque ad un altro monumento nazionale italiano avere gli onori delle Scuderie del Quirinale – la mostra è visitabile fino al 9 gennaio 2022. Ma questa volta , l’omaggio è reso in modo indiretto, e ciò che si dà da ammirare è la traccia profonda che il Divina Commedia ha lasciato nell’immaginario collettivo, attraverso 235 opere provenienti da 87 musei, istituzioni pubbliche o collezioni private.

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Ideata e realizzata da una coppia franco-italiana (storico dell’arte e accademico Jean Clair e neurologa e storica della scienza Laura Bossi), la mostra “Inferno” non si ferma all’evocazione dell’opera del genio fiorentino. Lo ricolloca nel tempo per restituirgli la sua forza innovativa, quindi esplora la sua posterità iscrivendolo come una pietra miliare decisiva nella storia delle mentalità.

Nella tradizione giudaico-cristiana, tutto inizia con angeli caduti, banditi dai cieli e gettati negli abissi per voler eguagliare Dio. Ed è proprio la visione di questa originale caduta a segnare l’ingresso in mostra, attraverso due opere di spiccata vivacità, un dipinto di Andrea Commodi (1560-1638), e un marmo del XVIII secolo.e secolo ora attribuito a Francesco Bertos. Davanti a loro, un monumentale modello in gesso del 1880 di Le porte dell’inferno, di Auguste Rodin (alto più di 6 metri), segna l’inizio simbolico del corso.

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