Come applicare il diritto alla disconnessione durante il telelavoro

Mentre la pratica del telelavoro è aumentata con la pandemia, il diritto dei lavoratori alla disconnessione digitale è stato oggetto di un nuovo intervento del legislatore italiano. Le regole da conoscere, sia per le aziende che per i dipendenti.

Con tecnologie e piattaforme informatiche sempre più efficienti, associate alla situazione di emergenza, la diffusione di lavoro intelligente come mezzo per ottenere prestazioni sul lavoro, ha subito un’accelerazione inaspettata e imprevedibile.

Negli ultimi mesi, la maggior parte dei lavoratori è stata costretta a cambiare il proprio stile di vita sia a livello privato che professionale. Inoltre, è aumentata la tendenza ad abusare di questi strumenti informatici, al punto da rimanere “sempre connessi”. E questo, a scapito del diritto al riposo e della salute dei dipendenti.
Molte voci hanno quindi chiesto un intervento normativo per riconoscere l’esistenza del diritto alla disconnessione per i lavoratori. L’obiettivo: conciliare il diritto al riposo e alla salute del lavoratore con la flessibilità e l’autonomia del modello offerto dal telelavoro.

Le indicazioni della UE e l’intervento del legislatore italiano

In tal senso, il Parlamento Europeo ha approvato il 21 gennaio 2021 una delibera, nella quale raccomanda agli Stati Membri il riconoscimento del diritto alla disconnessione dei lavoratori, fino ad invitare la Commissione Europea a presentare una propria proposta di direttiva per l’insieme dell’Unione.
L’Italia ha emesso tale provvedimento in data 13 maggio nell’ambito della legge di conversione del Decreto Legislativo n. 30/2021, con l’adozione di un emendamento che riconosce l’esistenza di un reale diritto per i telelavoratori di disconnettersi dalle apparecchiature tecnologiche e dalle piattaforme informatiche.
Più precisamente, secondo la legge n. 61/2021 (comma 1-ter dell’articolo 2), i lavoratori che svolgono la loro attività di telelavoro hanno “diritto di disconnessione dalle apparecchiature tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, secondo gli accordi sottoscritti dalle parti e fatto salvo l’eventuale periodo di disponibilità concordato “.

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Il diritto di disconnettersi

Il diritto alla disconnessione era già apparso nell’ordinamento italiano con una legge del 2017, che istituiva il lavoro intelligente o “lavoro agile” (vedere i nostri articoli di maggio 2017, giugno 2018, giugno 2020, ottobre 2020). Tuttavia, questa regola non ha fornito una definizione giuridica del diritto di disconnettersi. Si limitava semplicemente a delegare al contratto individuale, firmato tra il datore di lavoro e il lavoratore stesso, il compito di indicare “Le misure tecniche e organizzative necessarie per garantire la disconnessione del lavoratore dagli strumenti tecnologici di lavoro”.

Il diritto alla disconnessione non era quindi altro che una delle possibili e possibili clausole che avrebbero potuto essere inserite nel contratto individuale di telelavoro (ai sensi della legge n. 81/2017). Durante il periodo di emergenza è stata però espressamente esclusa la necessità di stipulare tali accordi individuali, per cui nella maggior parte dei casi questo aspetto non è stato regolamentato.
Tuttavia, la nuova disposizione normativa – già in vigore – ora impone il rispetto di tale diritto, anche durante il periodo di emergenza ancora oggi in vigore. Quindi obbliga essenzialmente le aziende a introdurre e applicare regolamenti che riconoscono e disciplinano il diritto dei lavoratori alla disconnessione.
In pratica i lavoratori non hanno più alcun obbligo di rimanere connessi agli strumenti di lavoro e ai sistemi informatici al di fuori delle fasce orarie individuate dall’azienda. Non sono quindi più tenuti a rispondere a telefonate e / o e-mail ricevute al di fuori di questi orari.
Per rendere effettiva tale tutela, la nuova legge prevede espressamente che l’esercizio di tale diritto da parte dei telelavoratori non possa avere ripercussioni sul loro rapporto di lavoro o sulla loro retribuzione (il che esclude eventuali sanzioni disciplinari o di altro tipo).

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Accordi individuali

Se l’intervento legislativo è ancora insufficiente per regolamentare in modo completo e specifico il diritto del lavoratore alla disconnessione, questa introduzione del “diritto alla disconnessione” consente la stipula di accordi individuali – sebbene non obbligatori – al fine di identificare l’orario di lavoro, periodi di riposo nonché periodi di disponibilità in cui il lavoratore è obbligato a rimanere connesso e / o raggiungibile.
Tali accordi, già diffusi nelle grandi aziende o nei gruppi multinazionali, dovrebbero essere sempre più introdotti nelle piccole e medie imprese. Un’iniziativa necessaria per evitare possibili controversie.

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