Italia: “Dobbiamo far vedere quanto è bella tutta Firenze!”

Per molto tempo Firenze è stata considerata la capitale della bellezza. Puoi spiegare perché?

Più che della sua bellezza, preferisco parlare di lei Formato (maestà), che ebbe, infatti, pochi equivalenti nel Rinascimento, nel XV e XVI secolo. L’influenza urbanistica e artistica della città derivava direttamente dalla corrente del pensiero umanista, nato in Italia un secolo prima. I fiorentini avevano riscoperto gli antichi testi e da essi si erano ispirati per definire una nuova estetica. E ha cambiato il volto della città! All’epoca, l’architetto Filippo Brunelleschi, ad esempio, studiò i monumenti greco-romani per costruire la gigantesca cupola del Duomo tra il 1420 e il 1436. C’era, innegabilmente, un’aspirazione al monumentale, al sublime, ereditata dall’Antichità. Anche nella scultura. Nel 1504 arrivò in Piazza della Signoria un colosso alto oltre 4 metri, di solare bellezza: il David di Michelangelo, soprannominato all’epoca Il gigante, il gigante [aujourd’hui exposé dans la Galleria dell’Accademia]. Fu un periodo di straordinaria effervescenza.

Ma Firenze non era sola. Altre città italiane, come Venezia, erano in fermento…

Senza voler essere troppo “toscanocentrico” – a volte vengo criticato per questo – ritengo che l’umanesimo fiorentino superi di gran lunga quello di altre città italiane, perché affonda le sue radici in tre grandi poeti toscani che precedono il Rinascimento: Dante, Petrarca e Boccaccio. E provocò un eccezionale rinnovamento artistico. Pensa che tra il 1504 e il 1508, potremmo incontrare in città i tre più grandi maestri dell’epoca, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello. A cui si sono aggiunti Botticelli, Piero di Cosimo… Fermo qui l’elenco, perché è troppo lungo!

Antonio Natali, che qui posa davanti al battistero del Duomo, è stato direttore dell’Ufficio Museo dal 2006 al 2015. © Gabriele Galimberti

Perché proprio a Firenze è avvenuto questo miracolo artistico?

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In gran parte grazie alla famiglia Medici, che governò la città dal 1434 al 1737. Prepararono e concimarono a lungo la terra, così quando un seme veniva piantato produceva frutti eccezionali! Ad esempio, Cosimo il Vecchio, nel XV secolo, aveva allestito una biblioteca dove venivano a studiare tutti gli umanisti dell’epoca. Grandi mecenati furono anche i Medici, che abbellirono Firenze e sostennero artisti come Beato Angelico, Botticelli o Michelangelo.

Quali sono le opere emblematiche di questa estetica che si trovano solo qui?

La città è ricca di monumenti unici e spesso dimenticati: le sue chiese! Penso a Santo Spirito, gioiello architettonico di Filippo Brunelleschi, che conserva una scultura della giovinezza di Michelangelo, il Crocifisso. C’è anche la Basilica di San Lorenzo, cornice di innumerevoli tesori: i due pulpiti scolpiti da Donatello, le tombe dei Medici… O la Cappella Brancacci, dove si sono raccolte generazioni di artisti – a cominciare da Michelangelo – formati copiando il affreschi di Masaccio raffiguranti Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso.

Stendhal, che visitò la città nel 1817, racconta di aver sofferto di vertigini e tachicardia davanti a una tale profusione di capolavori. Disturbo noto come “sindrome di Stendhal”. È una realtà medica?

Forse. La psichiatra Graziella Magherini, che ha lavorato negli anni ’80 all’ospedale Santa Maria Nuova di Firenze, ha accolto nel suo reparto molti turisti che, secondo lei, soffrivano di questa sindrome. Gli ha anche dedicato un libro. Ma da parte mia, mi sono sempre chiesto cosa avesse fatto Stendhal nei giorni precedenti il ​​suo arrivo per soffrire di tali palpitazioni. Quando ero direttore degli Uffizi, capitava che i visitatori fossero a disagio. Poi abbiamo notato che questi turisti avevano girato tutta l’Italia in appena quattro o cinque giorni: erano semplicemente esausti!

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Primavera di Botticelli (visibile agli Uffizi) © Corbis / Gettyimages

Lo spirito del Rinascimento soffia ancora oggi?

Sfortunatamente, non abbastanza. Avremmo però tutto da guadagnare ispirandoci alle qualità dei grandi artisti che ho citato, perché erano uomini coraggiosi, anticonformisti e soprattutto molto colti. Ci sono alcuni monumenti contemporanei in città che mi piacciono molto come il nuovo teatro dell’opera (Nuovo Teatro dell’Opera) realizzato nel 2011 dall’architetto Paolo Desideri. Ma rimane molto timido. Il progetto per la realizzazione di una Loggia monumentale, alle spalle della Galleria degli Uffizi (nuova uscita per i visitatori), affidato agli architetti Arata Isozaki e Andrea Maffei nel 1998, a seguito di un concorso internazionale, non ha ad esempio mai visto la luce. Quanto ai mecenati, sono più interessati all’arte antica che all’arte contemporanea. Quello che secondo me manca a Firenze è la voglia di far parte del nostro tempo. Oggi la città vede passare la storia come si guarda il passo dell’Arno.

Questo ritratto che dipingi di un museo Firenze, congelato nel suo patrimonio storico, non è tenero. Tuttavia, la città sembra avere i mezzi per andare avanti…

Per ora il Comune si accontenta di conservare ciò che ha ereditato. Non è l’unica città italiana in questo caso, precisiamolo. Molti residenti qui si lamentano del turismo di massa, la cui folla invade il centro storico, consuma e basta! Ma perché questo cambiasse bisognerebbe far conoscere luoghi diversi dagli Uffizi o dal Duomo. Il turismo deve essere guidato dalla città, non subito da essa. Bisognerebbe far vedere quanto è bella tutta Firenze! Perché ha tanto da offrire… a cominciare dalle chiese che ho citato. Ed è un grande amante della città che te lo dice.

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📸 Nelle immagini: a Firenze, la rinascita dell’Arno.

➤ File speciale Firenze pubblicato nel Revisione GEO aprile 2021 (n° 506).

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