I “Non dati” sul gioco problematico ed alcune leggi regionali

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Prima o poi dicono bisogna fare “i conti con il proprio passato”… eccoci quindi a vedere i risultati delle varie norme locali emesse per contrastare il gioco problematico, compreso il giocare al casino online, a circa cinque anni dalla loro “apparizione”. Questi dati dovrebbero fare un quadro abbastanza dettagliato di quanto le stesse sono riuscite a trasmettere sul territorio ed è proprio per questo che “ci piace” fare una sorta di carrellata lungo la Penisola per far capire la situazione di questo fenomeno che sta percorrendo il nostro territorio in lungo ed in largo. Sopratutto la domanda che sorge spontanea prima di qualsiasi altra cosa è: si tratta veramente di misure risolutive per contenere la diffusione del gioco problematico e quale è realmente la loro applicazione?

I primi dati che si vogliono raccogliere sono quelli relativi alla Liguria ed alla provincia di Bolzano, territori in cui le leggi sono state emesse per prime nel 2012. Il risultato dei dati è che “non ci sono dati sul numero dei Comuni che hanno varato provvedimenti in materia”. Esistono, però, cifre sulla diffusione del gioco patologico: nel territorio altoatesino l’Istituto provinciale di Statistica domunica che i “giocatori patologici sono compresi fra le 3.600 e le 7.500 unità, tra l’1,3 e l’1,8% della popolazione. Con altri 12mila giocatori definiti “problematici” si arriva ad una percentuale del 4,1% di giocatori “eccessivi”. Situazione forse aggravata dalla diffusione del gioco illegale, totem in testa.

In Liguria l’ultima relazione del 2015 indica la presa in carico di un numero crescente di soggetti: 367 “in sensibile aumento rispetto ai 301 del 2014”. La situazione in Abruzzo non sembra essere maggiormente chiara dove la normativa in materia di gioco stabilisce solo un distanziometro di 300 metri. Legge che risale al 2013 ma nessun organismo ha saputo fornire dati precisi rispondendo che “al momento non sono stati fatti studi in merito”.
Il giro di supervisione ora tocca l’Emilia Romagna, dove la legge sul gioco e sui casino online esiste dal 2013 e dove esiste anche un Piano Regionale di contrasto e prevenzione del Gap con azioni di trattamento della dipendenza, la formazione dei titolari e degli esercenti di sale da gioco, degli operatori socio sanitari e della Polizia Locale. La creazione di un numero verde regionale e di materiale informativo per i cittadini, l’erogazione di finanziamenti con criteri di premialità per le attività che eliminano le slot dai propri esercizi e la negazione del patrocinio della Regione a coloro che ospitano attività di gioco. Nonostante però questi interventi l’Assessorato alla Sanità non ha voluto fornire dati ufficiali sull’attuazione della legge, come richiesto.

Infine, almeno per questo spazio, un occhio al movimentato iter per l’applicazione della normativa della Toscana dove si è approvato il regolamento della legge varata nel 2013 con distanziometro a 500 metri, sgravi fiscali solo nel 2015 e dove si è varata la costituzione dell’Osservatorio Regionale di monitoraggio. La struttura al momento non è ancora funzionante ma lo diverrà “appena terminate le designazioni da parte della Giunta”. La situazione invece sul piano socio sanitario è diversa e “migliore”, poiché gli stessi operatori sono formati sul Gap già dal 2007: i dati per quello che riguarda il gioco problematico attestano che ne sono toccate circa 20mila persone con un carico per i Serd di circa 1400 giocatori patologici. Per ora, ci si ferma qui.