Sassuolo, il nuovo laboratorio del calcio italiano

Sulla carta questo è forse il manifesto più bello di questi quarti di finale di Euro 2021. All’Allianz Arena di Monaco, il Belgio affronta, venerdì 2 luglio, un’Italia che ha già vinto il match di popolarità. Al diavolo i luoghi comuni, questa Nazionale offre un calcio ambizioso e offensivo. Principale artefice di questa piccola rivoluzione culturale nella terra di catenacciodove la difesa è un’arte – l’allenatore, Roberto Mancini, si affiderà a Manuel Locatelli, rivelazione del girone d’andata, e all’attaccante Domenico Berardi.

Cosa hanno in comune questi due uomini (a cui va aggiunto il centravanti al posto di Giacomo Raspadori)? Nel Sassuolo giocano entrambi il centrocampista del Milan e il calabrese. Negli ultimi anni, questo club della periferia modenese, in Emilia-Romagna, ha cambiato le linee del calcio italiano radicato nel passato, che aveva un disperato bisogno di una lucidatura.

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Storicamente, la Juventus Torino è la squadra più rappresentata all’interno della nazionale quando viene annunciata ogni lista. Senza arrivare a contare otto o nove giocatori bianconeri nelle sue fila o addirittura sul prato, come accadde durante la partita Italia-Argentina ai Mondiali 78, l’Italia ha ancora una base di giocatori della formazione cara alla famiglia Agnelli.

Per questo Euro 2021 la situazione è un po’ cambiata: la “Vecchia Signora” ha un solo giocatore in più del Paris-Saint-Germain, del Napoli o addirittura del Sassuolo. Il motivo principale ? Il cambio di filosofia guidato da Roberto Mancini dal suo insediamento nel maggio 2018. Prima l’Italia aveva un gioco adattato all’avversario con una presunta cultura di “Contrattacco” [« contre-pied »], decifra il giornalista Marco Bellinazzo. Oggi il modello è diverso, c’è un approccio più positivo al calcio che fa della Nazionale una squadra propositiva nel gioco”.

“Date tempo ai giovani di giocare”

L’autore del libro La fine del calcio italiano (“La fine del calcio italiano”, non tradotto in Francia), uscito lo stesso anno dell’intronizzazione di Mancini alla guida della selezione, insiste: se la Nazionale e Mancini hanno deciso di rompere con le tradizioni e sfoggiare un volto offensivo e seducente, è anche perché l’ex capo pensante di Inter e Manchester City ha guardato sotto i suoi occhi cosa stava succedendo, in Serie A. E in particolare dalla parte del Sassuolo .

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La particolarità di questo cambio di filosofia è che si radica soprattutto all’interno dei club provinciali e non nei grandi club storici, riprende il giornalista. Ci sono diversi allenatori in questi club, come Roberto De Zerbi nel Sassuolo o Gian Piero Gasperini nell’Atalanta, che hanno spacciato principi di gioco che si potrebbero riassumere sviluppando un gioco offensivo, spettacolare, pur inserendosi al centro del progetto dei giovani calciatori.

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