Mattone su mattone, l’Italia costruisce un ‘muro’ contro gli investimenti cinesi

MÈ aperta alla Cina, saldamente radicata in Europa e chiaramente atlantica: dalla nomina di Mario Draghi a febbraio, l’Italia è più vigile di prima sugli investimenti cinesi nelle sue società. Per due volte in poche settimane, il presidente ha posto il veto all’acquisizione di due società, utilizzando un arsenale a lungo dimenticato d’oltralpe. La penisola, mattone su mattone, costruisce un “muretto” per contenere l’insaziabile appetito di Pechino.

Questo articolo è riservato ai nostri abbonati Leggi anche Per goffaggine o arroganza, la Cina spinge gli europei tra le braccia degli americani

A fine marzo Draghi ha bloccato l’acquisizione del 70% di LPE Spa, produttore milanese di componenti per semiconduttori, da parte del gruppo di semiconduttori Shenzhen Investment Holdings. Nel bel mezzo della carenza globale di chip elettronici, considera questo l’originale “strategia”. Allo stesso tempo, secondo Bloomberg, John Elkann, presidente della holding della famiglia Agnelli, Exor, ha esortato a non consegnare camion e autobus dell’azienda industriale italo-americana Iveco di CNH alla cinese FAW. . di cui Exor possiede il 27%. Nel nome, ancora, da, “Interesse strategico nazionale”.

E se adesso fosse Roma a dare lezioni di supremazia industriale al resto d’Europa? Non è sempre stato così. Questi due rifiuti rappresentano tanto disprezzo per il Regno di Mezzo quanto segno di un cambio di passo, come dimostra la decisione di Vodafone Italia di imporre dure condizioni a Huawei per il lancio del 5G. Sebbene sia solo il terzo posto negli investimenti cinesi in Europa, dopo Germania e Regno Unito, il paese si è dimostrato altamente penetrabile a causa del suo debole capitalismo.

Non si discute sul taglio dei ponti

Nell’ultimo decennio sono passate sotto bandiera cinese le principali navi: il costruttore di yacht Ferretti, il produttore di pneumatici Pirelli, il fornitore Ansaldo Energia… La Commissione parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha rilevato che partecipano 405 aziende cinesi a 760 aziende italiane. In settori altamente redditizi o strategici. Più simbolicamente, il primo governo di Conte, composto dalla Lega (estrema destra) e dal Movimento 5 Stelle (populista), ha integrato l’Italia nelle “Nuove Vie della Seta” cinesi nel 2019.

READ  Il primo ministro Draghi ottiene un voto di fiducia alla Camera dei Rappresentanti - Xinhua English.news.cn

Roma ha poi attirato le critiche del G7 e di molti Stati membri dell’UE, preoccupati di vedere infrastrutture e tecnologie sensibili sotto il controllo di Pechino. Tornando alle radici storiche dell’Italia, “Europeo e Atlantico”, Mr. Draghi stampa in piccoli tocchi una polizza contenimento Lo condividono Berlino e Parigi, ma anche Washington. Nel caso Iveco, la Francia ha lavorato con l’Italia, dove è stata coinvolta Heuliez Bus, una controllata di CNH Industrial.

Hai il 20,69% di questo articolo da leggere. Il resto è solo per gli abbonati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *