In Italia le sfide di Mario Draghi, chiamato a formare la maggioranza

C’è qualcosa di immutabile nel balletto eseguito sotto la direzione del presidente Sergio Mattarella dall’alto del Quirinale. Mercoledì 3 febbraio, all’indomani della sua convocazione, l’ex presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, si è recato sotto l’oro dell’ex palazzo dei re e dei papi, per incontrare il capo dello Stato. Alla fine dell’incontro, ha annunciato di accettare “Con riserva”, secondo la formula stabilita, la proposta di provare a formare il 67e Governo della Repubblica Italiana. Dopo aver ringraziato il presidente “Per la fiducia che voleva [lui] concedere “, ha definito le sue priorità in poche parole: “Sconfiggi la pandemia, completa la campagna di vaccinazione, offri risposte ai problemi quotidiani e rilancia il Paese. “ Si è poi recato a Palazzo Chigi per un incontro di poco più di un’ora con Giuseppe Conte, che continuerà ad occuparsi degli affari quotidiani fino alla nascita di un nuovo dirigente.

Questo per quanto riguarda la parte anteriore del palco, e la liturgia molto codificata di un cambio di squadra a capo del Paese. Allo stesso tempo, a poche centinaia di metri, alle porte di Montecitorio (sede della Camera dei Deputati) e del Senato, lo spettacolo è ben diverso. È in questa zona – dove, molto opportunamente, hanno riaperto i caffè ei ristoranti – che si svolgono, a ritmo frenetico, le trattative dietro le quinte. Per convincersene, basta contare le auto ufficiali con i vetri oscurati, parcheggiate in doppia o tripla fila, restituendo al centro di Roma il ritmo congestionato che era la sua vita quotidiana prima dell’inizio della pandemia.

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La situazione politica italiana è cambiata in un batter d’occhio, sulla scia della nomina di Mario Draghi, dopo diverse settimane di incertezza. Ora è sua responsabilità trattare con le diverse parti.

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Forte background politico

Si sarebbe tentati di pensare che questo economista di formazione, ex governatore della Banca d’Italia e presidente dal 2011 al 2019 della Banca centrale europea, si stia imbarcando in questo pericoloso esercizio da novizio. Niente sarebbe più sbagliato. A differenza di Mario Monti, altro economista che il presidente Giorgio Napolitano chiamò all’opera nel 2011, nel pieno della crisi dell’euro, nell’aria della Patria in pericolo, Mario Draghi conosce perfettamente le trappole della politica romana. Ricordiamo che, nominato alla carica di Direttore Generale del Tesoro nel 1991, Mario Draghi ha potuto restare in carica per un decennio, “sopravvivendo” fino al 2001 a nove governi, di destra e di sinistra, e durante questo periodo dirigendo il sito. privatizzazioni (e oh così politiche).

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