In Italia, il presidente Mattarella incarica Roberto Fico di esplorare possibili soluzioni alla crisi politica

Le crisi del governo italiano non sono mai le stesse. Una cosa, invece, è immutabile, è il balletto perfettamente coreografato che si svolge sotto gli ori del Quirinale, sulla scia delle dimissioni di un presidente del consiglio – nel caso di Giuseppe Conte, questo è intervenuto il 26 gennaio.

Improvvisamente al centro del gioco viene posto il Presidente della Repubblica, che di solito limita il suo parlare in pubblico alle grandi riunioni istituzionali e agli obblighi protocollari, è il conduttore delle consultazioni e spetta quindi a lui adottare il tempo giusto, interrompendo le parti quando è possibile un accordo veloce e rallentando quando la situazione è troppo confusa.

In questa zona l’attuale inquilino del palazzo, Sergio Mattarella, ha una solida esperienza. E questa volta, senza dubbio notando la difficoltà dell’equazione, scelse di ritardare. Venerdì sera, 29 gennaio, dopo un primo giro di consultazioni con tutti i gruppi parlamentari che non sono riusciti a trovare una soluzione immediata, questi ultimi hanno dato un “mandato esplorativo” al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, per vedere se era possibile formare un governo composto, più o meno, dalle stesse forze politiche del governo Conte II.

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Informazioni contrastanti e sentenze omicide

Dopo le dimissioni di due ministri e di un segretario di Stato in rappresentanza del piccolo partito centrista Italia Viva dell’ex premier Matteo Renzi il 13 gennaio, che hanno avuto l’effetto di privare l’attuale governo di maggioranza al Senato, Giuseppe Conte ha cercato di compensare questa defezione attingendo al “gruppo misto” (i non iscritti) e cercando di sedurre la destra moderata, senza troppo successo. Se il suo governo non è caduto durante il voto di fiducia che si è tenuto il 19 gennaio, è uscito solo con una maggioranza relativa (156 senatori, mentre la maggioranza assoluta è a 161), resa più presentabile dal rafforzamento di tre senatori a vita. (non eletto).

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Adesso a capo di un governo di minoranza, Giuseppe Conte sapeva di essere in balia della minima folata di vento. Ha dovuto presentare le sue dimissioni il 26 gennaio, quando si profilavano due voti più che delicati sulla giustizia. L’idea era quella di andare velocemente e cercare di espandere la propria maggioranza a tutte le forze europeiste, offrendo loro un contratto legislativo con l’obiettivo di governare fino all’inizio del 2023.

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