A Lampedusa “abbiamo perso l’abitudine di vedere i sopravvissuti”

A Lampedusa “abbiamo perso l’abitudine di vedere i sopravvissuti”

Onde di 3 metri, raffiche di vento e, arenate su uno scoglio disabitato di 200 metri per 180 metri, trentadue persone, tra cui un neonato, che tentavano di raggiungere l’Europa attraverso il Canale di Sicilia. Il maltempo ha quasi inghiottito la barca improvvisata che li trasportava. Lunedì 3 aprile un elicottero della Guardia Costiera italiana ha soccorso il piccolo gruppo sull’isola di Lampione. Partiti dalla Tunisia e originari dell’Africa occidentale, i migranti sono stati progressivamente sbarcati sulla pista dell’aeroporto di Lampedusa, sotto lo sguardo attonito dei viaggiatori presenti sul posto.

In questa isola turistica di 6.000 abitanti, abbiamo perso l’abitudine di vedere questi sopravvissuti. Di solito la guardia costiera sbarca le persone soccorse in mare sulla banchina militare del porto. Possiamo quindi vedere solo, in lontananza, il luccichio dorato delle coperte di sopravvivenza in cui si avvolgono prima di essere scortati al “punto caldo” annidato in una valle al centro dell’isola, protetto da recinzioni, polizia e soldati.

Condizioni al centro di la condanna dell’Italia, il 30 marzo, da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Sequestrati da quattro tunisini sbarcati sull’isola nel 2017, la CEDU ha ritenuto in particolare che la loro detenzione fosse “mancanza di una chiara base giuridica”che ha impedito loro di impugnarla in giudizio.

A piedi nudi

Più di 400 migranti si trovano attualmente in questo centro chiuso, la cui capienza massima non supera i 350 posti, costringendo molti di loro a dormire fuori, prima di essere gradualmente trasferiti fuori dall’isola. Domenica 2 aprile, più di 170 persone si sono imbarcate su un traghetto diretto a Porto Empedocle, nel sud della Sicilia. Quando li incontri sul molo, alcuni vanno a piedi nudi. Un uomo, che quel giorno festeggia il suo 28° compleanno, dice di aver lasciato Sfax e di non avere una destinazione in mente. Un altro, di 43 anni, si chiede se sia vero“non c’è più posto in Italia”mentre una giovane coppia, la cui moglie è incinta di sette mesi, spiega che se ne sono andati perché“non c’è lavoro in Tunisia”. La polizia è intervenuta tempestivamente per vietare qualsiasi scambio con la stampa.

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A Lampedusa la storia balbetta. Dall’inizio dell’anno, più di 27.000 persone hanno raggiunto l’Italia via mare, principalmente attraverso quest’isola di 20 km.2, situata a un centinaio di chilometri a est della costa tunisina e soprannominata la “porta d’Europa”. I flussi sono aumentati di 400 % rispetto allo stesso periodo del 2022, e oltre il 900% sul solo corridoio tunisino, che è diventato il primo Paese di partenza delle imbarcazioni, davanti alla Libia. Con condizioni meteo sempre più favorevoli, gli arrivi potrebbero superare la cifra record di 180.000 raggiunta nel 2016. incerto rispetto a quello delle barche in legno.

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