di fronte all’onda Omicron aprono i centri vaccinali in fondo alle piste da sci

A Bardonecchia, in Piemonte, è possibile vaccinarsi tra due corse. È la quarta stazione sciistica della regione che offre ai suoi abitanti e turisti la possibilità di godersi le vacanze sulla neve proteggendosi dal Covid-19.

“Siamo in vacanza qui. Io e mio marito abbiamo già preso la terza dose. Ma per mio figlio Alessandro saremmo dovuti tornare giù a Torino. Quindi abbiamo preso appuntamento qui per lui. Spero solo che ‘potrà sciare con noi questo pomeriggio!’

Genitori contenti di stare nel luogo di vacanza, una mamma delusa di non aver potuto prendere appuntamento per la figlia under 12, una maestra che passa tra due lezioni di sci… Come il 30 gennaio sulle zone di Sestriere, Alagna o Prato Nevoso, è il genere di scene a cui abbiamo potuto assistere venerdì 7 gennaio davanti al Palacongressi della stazione sciistica di Bardonecchia. Lì è appena stato allestito un centro vaccinale su iniziativa della Regione Piemonte.

“Siamo molto contenti di questa iniziativa, si è congratulata con Chiara Rossetti, sindaco di Barconecchia. Ma ancora più felice della risposta della popolazione. Solo per il giorno di (venerdì) abbiamo già 300 prenotazioni.”

“Questo rientra perfettamente nella nostra logica vaccinale”, ha spiegato il 30 dicembre Alberto Cirio, presidente della Regione, congelato sotto la tenda delle vaccinazioni allestita dalla protezione civile, ai piedi dei tracciati di Prato Nevoso. “Non è che le persone vadano a farsi vaccinare, ma che il vaccino venga loro incontro”.

E per aggiungere, qualche istante dopo, davanti a un collega dell’agenzia di stampa italiana Ansa: “Spero che per coloro che non hanno ancora ricevuto la prima dose, sarà un ulteriore incentivo a farsi vaccinare. Per quanto riguarda coloro che non hanno ancora ricevuto la terza dose, è un bel modo per confortare la propria copertura vaccinale godendo di una bella giornata tra le nostre montagne”.

Una logica che, per il momento, funziona bene prima. I piemontesi sono al vertice delle regioni italiane dove le persone sono più vaccinate: nel giorno dell’epifania sono state iniettate 34mila dosi.

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Unico motivo di insoddisfazione per l’esecutivo locale, la vaccinazione dei 5-11 anni che faticano a ritrovare la loro velocità di crociera. “Ho sentito un po’ di ‘picco’, e poi era già finita”, ha spiegato, però, giovedì, una bambina di appena 6 anni, a un collega del quotidiano della Rai di Torino.

Insieme a circa 120 bambini dai 5 agli 11 anni, aveva preso appuntamento all’Ospedale Mauriziano di Torino per ricevere la sua prima dose di vaccino. “Ora che sono vaccinato, potrò invitare di nuovo le mie amiche. A Natale non ho potuto vedere mio cugino a causa del virus”.

“Il che è fantastico, spiega Angela Gallone, responsabile vaccinazione presso l’Azienda sanitaria Torino 3, è che i bambini spesso sembrano più convinti dei benefici della vaccinazione rispetto ai loro genitori”. Eppure, sono i loro genitori che fissano un appuntamento per farli vaccinare.

“I nostri figli, tanto quanto noi, i loro genitori, abbiamo sofferto molto a causa dell’istruzione a distanza durante il confinamento, spiega una madre. Quindi, se riusciamo a riportarli a una parvenza di normale vita scolastica con la vaccinazione, ne vale la pena”.

Un’opinione che non sembra ancora essere condivisa dalla maggioranza dei piemontesi. Nonostante la presenza, nelle sale vaccinali, della simpatica strega dell’epifania italiana – la Befana e il suo naso adunco – giovedì sono stati vaccinati solo 2.600 piccoli piemontesi.

E dall’inizio della campagna di vaccinazione per i bambini di 5-11 anni il 16 dicembre, solo 54.000 bambini hanno ricevuto la loro prima dose su oltre 246.000 ammissibili alla vaccinazione.

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“Vaccinarsi è una cosa importante. Di questo devono convincersi i genitori se non sotto la sola pressione di una tessera sanitaria sempre più restrittiva”, spiega un’infermiera, a tutte queste piccole persone raccolte intorno alla Befana.

Parole che non sempre bastano a rassicurare i genitori, più preoccupati per i propri figli che per se stessi. La vaccinazione contro il Covid-19, generalizzata ai più piccoli, ha forse raggiunto uno dei suoi limiti psicologici.

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