con Roberto Mancini, l’Italia ritrova la luce

Dopo cinque anni di carestia, l’Italia si prepara a vibrare di nuovo per la sua Nazionale. Tra la mancata qualificazione ai Mondiali 2018 e un Europeo ritardato di un anno a causa del Covid-19, l’ultima immagine del nazionale nella fase finale di una competizione risale a un tiro in porta mandato al cielo sopra il Bordeaux da Simone Zaza dopo un’improbabile rincorsa. L’Italia è poi caduta a pieni voti contro la Germania nei quarti di finale dell’Euro.

Ma tra il Paese a quattro stelle e il calcio internazionale, era scritto che il divorzio non sarebbe stato eterno. Questo 11 giugno a Roma, gli italiani danno il via a Euro 2021 contro la Turchia nel loro Stadio Olimpico. Meglio, l’Italia arriva con una reputazione: quella di una squadra ringiovanita, imbattuta da ottobre 2018 e che si torce il collo con i luoghi comuni sul suo gioco necessariamente attendista e speculativo.

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A 56 anni Roberto Mancini veste di bell’aspetto e incarna questo rinnovamento da allenatore. Inizialmente, però, non fu vinta. Il sito era immenso, delicato quasi quanto scavare una linea della metropolitana nei sotterranei romani. Il mitico attaccante della Sampdoria Genoa negli anni 1980-1990 succede a Gian Piero Ventura il 14 maggio 2018, esonerato dopo essere stato eliminato nel novembre 2017 contro la Svezia: per la prima volta dal 1958, l’Italia non è stata invitata a un Mondiale. Questo terremoto è costato anche il posto al presidente della Federazione Italiana (FIGC), Carlo Tavecchio.

“scetticismo ambientale”

Mancini “Scelto in un momento in cui la federazione italiana era in crisi e non aveva un presidente, ribadisce Enrico Curro, giornalista at La Repubblica. Ecco Alessandro Costacurta, vicedirettore della FIGC nominato dal CONI [Comité national olympique italien], chi ha fatto questa scelta. Una scelta che si è rivelata ottima”.

Alessandro Costacurta, ex difensore del Milan, spinge nel fuoco l’ex compagno di squadra. L’accoglienza è piuttosto fresca. Mancini affronta un certo riserbo nonostante un curriculum dotato di tre scudetti italiani con l’Inter e un altro in Inghilterra alla guida del Manchester City.

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Enrico Curro adduce un motivo: quello della delusione, ai suoi occhi più credibile di quello del delitto di bocca sporca per questo rappresentante dello chic italiano. ” Llo scetticismo ambientale era molto più diretto verso la nazionale che verso Roberto Mancini, riprende il giornalista. Dopo questa non qualificazione ai Mondiali, chiunque sarebbe stato accolto in questo modo. Ma sì, forse all’inizio Mancini aveva più l’immagine di un allenatore di club che di un potenziale allenatore. “

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