L’Italia di Pasolini del documentarista Cecilia Mangini

Fino al 21 giugno la Cinémathèque du documentaire organizza una retrospettiva online “Pasolini, Pasoliniennes, Pasoliniens! »Intorno alla figura di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), intellettuale italiano multi-maiuscola, poeta rabbioso, cineasta nel tempo libero, indimenticabile autore diMendicante (1961), Teorema (1968) e Salo (1975). La programmazione è unica in quanto mette in luce una parte meno nota della sua filmografia, quella dei documentari. Parte che comprende, oltre a un suggestivo Sondaggio sulla sessualità (1964), dove Pasolini porge il microfono per strada ai concittadini, la formidabile serie di Appunti, i suoi “quaderni” cinematografici, dove documentava la preparazione dei suoi film (come le location in Palestina di Il Vangelo secondo san Matteo, nel 1964).

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Il ciclo non si ferma qui, e riunisce, inoltre, un’intera galassia di opere, amici, vicini di casa o eredi, che hanno condiviso o esteso il gesto pasoliniano, secondo cui il reale non è mai altro che un riflesso del mito., e reciprocamente.

Cecilia Mangini è stata la prima donna degli anni Cinquanta a mettersi dietro la macchina da presa, ad affermarsi come cineasta

Se si dovesse seguire, all’interno di queste abbondanti lignaggi che vanno da Silvano Agosti a Pietro Marcello, un filo conduttore, sarebbe soprattutto quello che lega Pasolini a Cecilia Mangini (1927-2021), formidabile documentarista di cui vengono qui presentate numerose opere rare. L’occasione risuona ancora più forte quando questa grande signora è morta il 21 gennaio, alla veneranda età di 93 anni, al termine di una carriera ricca e movimentata.

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Ancora largamente ignorati, i suoi film valgono più di uno sguardo: spesso molto belli, uniscono un incredibile senso di composizione plastica, uno sguardo vibrante, una coscienza politica senza didattica, sull’Italia della seconda metà del Novecento.e secolo. Mangini è stata anche, e non è cosa da poco, la prima donna degli anni Cinquanta a mettersi dietro la macchina da presa, ad affermarsi cineasta, ad osare coraggiosamente di costruire un’opera, considerata una pioniera.

Sulle orme del neorealismo

Nata nel 1927 in Puglia, una regione povera e rurale del sud Italia, la giovane artista ha esordito nel campo della fotografia, accanto al marito e compagno di lavoro Lino Del Fra. Nel 1952, all’età di 25 anni, realizza due notevoli perizie sulle Isole Eolie, una sui figli dei pescatori sulla scogliera rocciosa di Panarea, l’altra sulle cave di pomice di Lipari, dove trasportavano i corpi degli operai si stagliavano sulle distese minerali di un radioso candore.

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