L’azienda Alessi, una fabbrica che è diventata un laboratorio del design italiano

Di Marie Godfrain

Pubblicato oggi alle 07:00

Nel grande ufficio ingombro di oggetti, modelli, poster, foto, dolci, souvenir, opere e arredato con un enorme tavolo ovoidale lungo 9 metri, un uomo ci affronta. È seduto su una nuvola, vestito di rosso e con i sandali, la testa affondata tra le braccia incrociate e un fiore giallo che sfugge dalla sua mente. Questo dipinto dell’artista congolese Cheik Ledy è il pezzo forte dello studio di Alberto Alessi, come uno specchio che lo accompagna da trent’anni a questa parte. “Questa tela è una metafora della mia vita. L’uomo raffigurato sta sognando, ma è anche sopraffatto”, spiega il settantenne designer.

È tra questi due sentimenti che Alessi si è sempre evoluta. Tra il desiderio profondo di rendere poetici gli oggetti di uso quotidiano e la complessità di realizzare questo sogno all’interno dell’azienda fondata centoun anni fa dal nonno. Per svolgere questa missione, l’uomo dispone di una falansteria unica sulle sponde del Lago d’Orta, nel nord Italia, con uffici, fabbrica, mensa, museo, showroom e negozio, a pochi minuti da casa sua e dal suo vigneto di Omegna. Alberto Alessi non ha mai lasciato questa città, dove è nato e dove è cresciuto, un’ex città industriale situata a un’ora da Milano, disastrata e scoscesa, ma di fronte a un sontuoso lago noto per la sua isola e la sua basilica di San Giulio.

READ  Caso Suarez, cosa rischia la Juventus

Un’aria di Disneyland postmoderna

Trent’anni fa, il designer e architetto Alessandro Mendini immaginava la Fabbrica dei sogni, un luogo a immagine dell’amico. Il suo lavoro ? Ricolora le facciate degli edifici esistenti e aggiungi un pavimento verde celadon alla fabbrica, dove si trova il museo, che ha sormontato da una torre ornata da un gigantesco orologio e quattro lancette di metallo rivolte verso il cielo, dando al tutto un’aria di post -La moderna Disneyland. “Mendini è sempre stato il designer a cui mi sono sentito più vicino. Ci conoscevamo così bene che gli ho dato carta bianca per la mia “fabbrica dei sogni”. Con lui lavoravo dal 1976 quando è morto nel 2019. Mi ha seguito per tutta la mia carriera », dice Alberto Alessi.

Alberto Alessi, a Milano, 15 marzo 2022.

Per arrivare al museo, in realtà un archivio, aperto al pubblico solo su appuntamento, bisogna spingere una porta discreta al centro di un ufficio e salire una rampa di scale. Ci imbattiamo quindi in una vera e propria grotta di Ali Baba, 550 mq di vetrine in vetro e metallo scorrevoli su binari sovraccarichi di 25.000 prototipi di ogni tipo: teiere, posate, insalatiere, sculture…

Hai ancora il 70,71% di questo articolo da leggere. Quanto segue è riservato agli abbonati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.