Accise mobili: come funzionano e quanto potrebbe diminuire il prezzo di benzina e diesel

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Negli ultimi giorni il prezzo dei carburanti in Italia è tornato a crescere rapidamente, superando in molti distributori la soglia dei 2 euro al litro e arrivando in alcuni casi fino a 2,5 euro. L’aumento è legato alle tensioni internazionali e all’impatto della crisi energetica sui mercati petroliferi. Per contenere il caro carburanti, il governo valuta l’attivazione del meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, uno strumento fiscale pensato per attenuare gli effetti delle oscillazioni del prezzo del petrolio sui consumatori.

La proposta avanzata dalle opposizioni

L’ipotesi di attivare le accise mobili è stata sollecitata dalle forze di opposizione. In particolare, gli esponenti del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino e Mario Turco, insieme alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, hanno chiesto al governo di intervenire per alleggerire il costo dei rifornimenti.

Schlein ha spiegato la proposta sottolineando come l’aumento dei carburanti generi automaticamente maggiori entrate fiscali per lo Stato:

“Con la benzina che ha avuto aumenti stellari aumentano gli extraprofitti di chi la vende ma anche il gettito Iva per lo Stato. Proponiamo al governo di usare subito quell’extragettito Iva per restituirlo ai cittadini abbattendo le accise per tutti. Si chiama accisa mobile: anche il governo nel 2023 ha riadottato questo strumento, ora è il momento di utilizzarlo”.

L’idea è quindi quella di compensare l’aumento dei prezzi con una riduzione temporanea delle accise finanziata proprio dall’extra gettito fiscale derivante dal caro petrolio.

L’apertura del governo e le valutazioni in corso

L’esecutivo ha mostrato una certa disponibilità ad analizzare la proposta. La questione potrebbe arrivare all’attenzione del Consiglio dei Ministri già nei prossimi giorni, qualora si individuino le necessarie coperture finanziarie.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che il governo sta monitorando con attenzione l’andamento dei prezzi energetici e dei beni di consumo:

“Siamo al lavoro con taskforce attivate per monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione. In particolare, sulla benzina, stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile”.

L’eventuale intervento sarebbe quindi mirato a contrastare rialzi persistenti e non semplici oscillazioni temporanee.

Come funzionano le accise mobili

Il meccanismo delle accise mobili è stato riformato nel 2023 aggiornando la normativa introdotta nel 2007 durante il governo guidato da Romano Prodi, nota come “norma Bersani”.

La misura prevede che, quando il prezzo medio dei carburanti supera determinati livelli di riferimento stabiliti nei documenti di programmazione economica dello Stato (oggi il Documento di economia e finanza), il governo possa ridurre temporaneamente le accise.

In pratica si tratta di un sistema di compensazione fiscale: se il prezzo del petrolio aumenta e lo Stato incassa più Iva, una parte di quel maggior gettito viene utilizzata per ridurre le accise, in modo da limitare l’impatto sui consumatori.

La normativa precedente, tuttavia, non definiva con precisione la soglia di aumento che attiva automaticamente l’intervento. Proprio questo aspetto dovrà essere chiarito e aggiornato per adattare il meccanismo all’attuale contesto economico.

La decisione operativa spetta al Ministero dell’Economia, in coordinamento con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Nel frattempo, le associazioni dei gestori dei distributori hanno segnalato che l’aumento dei prezzi alla pompa registrato nei primi giorni della crisi è legato soprattutto alle tensioni sui mercati internazionali, in particolare al blocco dello stretto di Hormuz, anche se i carburanti venduti oggi in Italia derivano da forniture acquistate prima dell’escalation.

Il ruolo dell’extragettito Iva

Per comprendere il funzionamento delle accise mobili è utile ricordare come si forma il prezzo finale dei carburanti.

Alla pompa il costo di benzina e diesel è composto da tre elementi principali:

  • prezzo industriale del carburante, stabilito dal distributore;
  • accise, una tassa fissa applicata su ogni litro;
  • Iva al 22%, calcolata sull’intero importo.

Quando il prezzo del petrolio sale, aumenta anche la base imponibile su cui viene applicata l’Iva. Di conseguenza lo Stato incassa automaticamente più entrate fiscali.

Le accise mobili permettono di utilizzare proprio questo extra gettito Iva per ridurre temporaneamente le accise. L’obiettivo è stabilizzare il prezzo finale e limitare aumenti troppo rapidi che incidono sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese.

Di quanto potrebbero scendere i prezzi

Al momento il governo non ha indicato cifre ufficiali sulla possibile riduzione delle accise. Tuttavia alcune associazioni dei consumatori hanno già avanzato delle stime.

Secondo il Codacons, una riduzione di circa 15 centesimi al litro potrebbe essere sufficiente per riportare i prezzi dei carburanti ai livelli precedenti all’inizio della crisi internazionale.

L’associazione sottolinea inoltre che un simile intervento avrebbe effetti non solo sui costi di rifornimento, ma anche sull’intera economia:

“Una simile misura, considerata anche l’Iva applicata sulle accise, non solo riporterebbe i listini ai livelli precedenti la crisi con benefici diretti sui costi di rifornimento, ma terrebbe sotto controllo anche i prezzi dei prodotti trasportati, specie gli alimentari”.

In Italia, infatti, oltre l’80% delle merci viaggia su gomma e il costo del gasolio incide direttamente sui prezzi finali dei beni di consumo.

Una misura per contenere gli effetti del caro energia

L’eventuale attivazione delle accise mobili rappresenterebbe quindi uno strumento di intervento rapido per attenuare gli effetti delle tensioni sui mercati energetici. Ridurre temporaneamente il peso fiscale sui carburanti potrebbe contribuire a stabilizzare i prezzi alla pompa e a limitare le ripercussioni sull’economia reale, in particolare sui trasporti e sulla filiera alimentare. Resta ora da vedere se il governo deciderà di applicare concretamente questo meccanismo nelle prossime settimane.

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