Ragazzi, giocatori naturalizzati… Come fa l’Italia, abituata ai cappelli seducenti, a cercare di restituirgli l’immagine

Eliminiamo subito i personaggi arrabbiati. Prima dell’inizio del Sei Nazioni contro la Francia, domenica 6 febbraio, l’Italia non aveva firmato una vittoria nella competizione dal 28 febbraio 2015 (vittoria 22-19 in Scozia). In totale, 32 sconfitte consecutive, record negativi a picche.

In fondo, l’Italia è come quell’allievo che tutti conoscevamo in classe (forse lo eravamo): sotto classe, iscriviti agli ultimi posti e ai voti peggiori, ma non stupidi però. È come il lavoratore, il gran lavoratore, segna come un matto, colleziona tutor speciali… ma continua a fallire.

Per sei anni, giocare contro la Squadra azzura ha permesso sicuramente di raccogliere cinque punti e di non occupare l’ultimo posto nel torneo. È un destino più o meno favorevole per gli altri cinque paesi, ma gli italiani si rifiutano di sottomettersi. Per diverse stagioni è stato lanciato lo schema della National Rugby per invertire la curva e mandare all’inferno il dibattito sulla legalità della sua presenza nel torneo (dal 2000). Per vincere il male, l’Italia punta su un triplice: la forza per i giovani, la fiducia nelle sue province e la naturalizzazione di tanti talenti altrove.

La rara buona notizia del rugby italiano arriva fino a quella accaduta il 19 giugno 2021. Quel giorno, Benetton Treviso, attore italiano, ha recitato insieme a Zepri (Parma) nel Campionato Unito di rugby (un campionato per club che comprende club gallesi, scozzesi, irlandesi e sudafricani), ha vinto il primo titolo per un paese d’oltralpe. Non è un segreto che la Benetton abbia fatto bene in URC, vincendo l’ultima Rainbow Cup ed è ancora in lizza per i playoff quest’anno”. Ricorda Marzio Innocenti, presidente del rugby italiano dal 2021.

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Gli italiani della Benetton Treviso festeggiano la vittoria nella Rainbow Cup Pro 14, il 19 giugno 2021, a Treviso.  (ALFIO GUARISE / SIPA)

Questa impresa senza precedenti ha ricevuto pochi commenti al di fuori della scarpa. Tuttavia, è una dedizione a un approccio guidato dal 2010 dal rugby italiano. La partecipazione a questo torneo internazionale ha permesso ai due club di staccarsi dalla competizione nazionale, considerata piuttosto debole, per poter sfidare le migliori squadre europee e i giocatori che ogni settimana riempiono le fila della nazionale britannica. Un esempio ispiratore di teste pensanti del rugby italiano che lo mettono in pratica “copia e incolla”. Domenica allo Stade de France saranno 17 i giocatori del Trevis Benetton e tre dello Zepri.

Dalla seconda metà degli anni 2000 la federazione ha anche avviato i lavori per la naturalizzazione dei calciatori stranieri che militano nella Benetton Treviso. L’idea è semplice: attirare nella città del nord giocatori che non possono essere selezionati con la loro nazione o che non possono più diventare internazionali italiani entro tre anni.

Quindi, sei giocatori naturalizzati rappresenteranno l’Italia domenica: Tua Halavihi (Nuova Zelanda), capocannoniere Montana Ewan (Australia), Juan Ignacio Prix (Argentina) o i sostituti Ibalaham Fifa (Nuova Zelanda) e Ivan Nemer (Argentina). Callum Braley (Regno Unito). Tutti sono arrivati ​​tra il 2015 e il 2020 in una squadra italiana, prima nella Pro 10 e poi nella Benetton Treviso o Zebre. Alcuni, come Brex, hanno persino indossato una maglietta di un altro gruppo prima di indossare il caldo blu italiano. Non sono stati selezionati per affrontare la Francia e David El-Sisi e Bram Stein hanno completato questa lista.

Se altre selezioni fanno lo stesso, come Virimi Vakatawa e Paul Willemse in Francia o Dohan van der Merwe In Scozia, questa strategia costituisce il nocciolo duro della selezione d’oltralpe. I sentimenti di Marzio Innocenti: “Se qualcuno avesse il talento e la motivazione per rappresentare il nostro Paese sul campo, non importa dove è nato, ci sarebbe un posto per lui in squadra nella misura che meriterebbe. Giochiamo secondo le stesse regole di qualsiasi nazionale e I giocatori ‘in esilio’ possono far parte del nostro progetto”.

Ideale per rafforzare il tuo gruppo a breve termine, questa strategia di naturalizzazione è accompagnata da un grande e approfondito lavoro svolto con i giovani tiratori italiani. Dopo aver sofferto per diversi anni di magra, l’Under 20 italiana sta iniziando ad accelerare.

La fiducia in loro continua a crescere. “C’è molto talento, dice orgoglioso Marzio innocente. Abbiamo presentato il team italiano “Emergenti”. [sorte d’équipe nationale B] Come primo passo per raggiungere la selezione nazionale, lavorando sull’impegno dei primi 10 club [le championnat italien] Far parte del viaggio di sviluppo del giocatore d’élite”.

Al suo arrivo la scorsa estate, l’allenatore della Nuova Zelanda Kieran Crowley deve consentire a questi sforzi di dare i suoi frutti. Segno uno: il capitano Michel ha scelto Lamaro, 23 anni e ha solo dieci scelte.

Abbiamo una squadra molto giovane, a cui manca un po’ di esperienza, ma la nostra gioventù ha una possibilità, è una cosa positiva perché tra dieci o dodici anni saremo ancora la scelta. Lo ha detto il regista Paolo Garbessi, 23 anni. La nostra sfida più grande è mantenere il nostro livello per tutto questo tempo”.

Il giocatore italiano di zaffiro Paolo Garbesi dà istruzioni durante la partita della sua squadra contro l'Irlanda il 27 febbraio 2021 al Campionato Sei Nazioni.  (LORENZO DI COLA / NURPHOTO / AFP)

La prima sfida che già sembra più gratificante è la vittoria allo Stade de France di domenica contro i Blues di Fabien Galletti. Ma non si sa mai, gli sforzi dei più piccoli della classe potrebbero ripagare.

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