Euro, ‘eredità’ per rilanciare la ‘passione’ dopo la pandemia, spera Gravina

D: Con la Nazionale tornata in campo giovedì, cosa ricorda dell’Europeo?

R: “Il grande risultato di questo Euro è ovviamente di natura sportiva, con il secondo titolo continentale nella storia del calcio italiano, frutto di gioco, carattere e spirito di squadra, ma anche di natura logistica visto che allo Stadio Olimpico sono state accolte 50.000 persone in tutta sicurezza (accumulato durante le quattro partite della Roma, ndr). È in termini di patrimonio in termini di interessi, passione e benefici economici che non va sprecato, e su cui si investe per far crescere tutto il calcio italiano”.

D: Qual è l’obiettivo dei Mondiali 2022?

R: “Soprattutto dobbiamo qualificarci. La vittoria di Wembley non deve farci dimenticare che a fine 2017 abbiamo perso quel traguardo, inaugurando il periodo più buio della nostra storia moderna. Il progetto di ricostruzione ha già dato risultati importanti, ma dobbiamo continuare questo lavoro”. Perché vogliamo arrivare in Qatar tra i candidati”.

D: Secondo l’ultimo inventario, il calcio italiano ha perso quasi un quarto dei suoi giocatori dall’inizio della pandemia (il numero dei giocatori è diminuito di 245mila tra giugno 2019 e marzo 2021 a circa 820mila). Ti aspettavi un effetto del genere?

R: “No, non ci aspettavamo una perdita del genere. Forse erano interessati ad altri sport, ma il punto è che si sono allontanati dal calcio. Cercheremo di riportare l’interesse su questi giovani. E il ripristino della passione dipende soprattutto da i risultati. In questo senso, elemento importante la buona prestazione della Nazionale”.

D: L’impatto è stato anche economico, con ricavi del calcio professionistico italiano che superano il miliardo. La partenza di Ronaldo, Lukaku e Donnarumma è la prova della debolezza del campionato italiano?

R: “La crisi causata dalla pandemia sarà un’occasione per investire soprattutto in formazione e valorizzare maggiormente i giovani che potrebbero essere selezionati nelle nostre Nazionali. Alcuni grandi campioni se ne sono andati, ma il calcio resta uno sport di squadra e alcuni allenatori si esprimono meglio. Le loro qualità quando no Dipendono solo dai singoli. In questo senso il Nacional è un esempio, con giocatori che si mettono al servizio del gioco e dimostrano di saper giocare insieme”.

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D: Quali sono le cure per i problemi dei circoli economici?

R: La federazione, a sua volta, sta adottando regole che incoraggiano i club a essere più prudenti rispetto a quanto fatto in passato. Per contrastare il persistere dell’indebitamento dei club, abbiamo adottato un criterio che impone un tetto alle assunzioni sui trasferimenti. Window, impedendo ai club di spendere più del budget della stagione precedente, salvo in caso di aumento di capitale. Il progetto della Premier League (che viene attuato da alcuni club facoltosi per aumentare le proprie risorse, ndr) è la risposta sbagliata a una domanda vera. Il problema: per rendere il calcio europeo più competitivo, dobbiamo creare più stabilità. Ma aumentare il reddito non è l’unica soluzione, la sfida è contenere i costi. Spero che approfondisca la discussione tra UEFA, club e federazioni nazionali per rendere il calcio più sostenibile”.

D: Gli stadi italiani sono attualmente limitati alla scala del 50%. Quando sarà possibile rivederla piena?

R: “Dipende dall’evoluzione dei casi di Covid-19. Come è stato durante l’Euro, vedere i tifosi in campionato è stato fantastico. La loro passione è stata molto carente, ma dobbiamo gestire al meglio questa fase per Non tornare indietro: dovrebbe essere I controlli all’ingresso sono molto severi e dobbiamo anche gestire il più possibile i comportamenti in ogni settore dello stadio».

(intervista ad Anthony Lucas)

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