Lo streaming senza valore per il disco d’oro? La decisione della FIMI

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La FIMI, Federazione Industria Musica Italiana, ha molto a cuore quelle che sono le esigenze dei musicisti e delle case discografiche, senza nulla togliere, allo stesso tempo, a chi scolta la musica. Tuttavia appena qualche mese fa è stato dato pubblico annuncio in merito ad una decisione presa dalla Federazione sui criteri che sono alla base di certificazioni e classifiche. Si parla in questo caso di musica in streaming.

La dichiarazione della FIMI sul disco d’oro

Enzo Mazza, presidente della Federazione, aveva dichiarato ufficialmente (anche se in maniera breve e concisa) l’intenzione di voler modificate le cose. Tra le novità emerse c’è stato che d’ora in poi (anzi contando già da gennaio scorso) solo gli streaming a  pagamento, alias i premium, potranno essere considerati validi per stilare le classifiche della Top of the Music.

Per dirla on maniera più semplice, su qualunque tipo do piattaforma che mette a disposizione il servizio in streaming anche nella versione gratuita, tutti gli ascolti degli utenti che non pagano non potranno essere conteggiati ai fini di classifiche ed eventuali certificazioni fimi.

La qual cosa, che sicuramente lascia di stucco, non dovrebbe influenzare negativamente l’andamento dell’industria musicale, ma ha semplicemente l’obiettivo, quantomeno in Italia, di far andare le cose nel verso giusto. Anche se, di sicuro la novità smuoverà un po’ i vecchi equilibri.

La musica che resiste, e la FIMi prova ad incentivarla

Se fino a poco tempo fa riuscire scalare le vette delle liste musicali era un privilegio per pochi, i quali poi riuscivano a sudarsi un Disco d’oro, oggi invece gli artisti credono che per raggiungere il successo bisogna vincere il disco d’oro.

Una simile convinzione è nata quasi per caso, anche un po’ a causa della FIMI, che visto l’avvento del web e dei portali di musica online, aveva deciso di convertire gli stream in download, secondo un conversion rate di 130 ad 1 (ad un download di un brano equivalgono 130 stream della medesima canzone). Perciò c’è bisogno che le regole vengano rettificate in un certo qual modo prima che diventi la regola base che favorisca la futura generazione dei più giovani.

FIMI e musica in streaming: classifiche vengono rivoluzionate

Questo ennesimo ribaltamento da parte della FIMI coinvolgerà in modo del tutto particolare soprattutto il mondo del rap italiano. Non a caso infatti, il 2017 è stato l’anno in cui le certificazioni sono state richieste praticamente da chiunque, nessuno escluso, anche i nomi più sconosciuti che non sono riusciti a distinguersi sul web.

Nella comunicazione della FIMI dunque, si evince che la mancata distinzione oggi esistente tra lo streaming gratis e quello a pagamento ha cambiato in maniera radicale tutto l’andamento delle classifiche, favorendo e facilitando il rilascio delle certificazioni. Il fatto quindi che si siano moltiplicati i premi rilasciato, ha fatto allarmare qualcuno dall’alto, che, come giusto che sia, ha proposto un nuovo cambiamento

Per questo motivo, dopo aver esaminato i nuovi parametri internazionali ( che richiedono l’integrazione dei dati streaming nelle classifiche) la federazione ha deciso di cambiare senso di marcia limitando la possibilità di incidere con i propri stream solo agli abbonati.