Emma Marrone replica a Kekko Silvestre: “Mi spiace leggere le tue parole”

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Ed è ancora il nome di Emma Marrone a conquistare la mia attenzione! (Rima libera e involontaria!)
La bella salentina, dopo le polemiche che l’hanno travolta, ha decico di replicare a Kekko Silvestre, autore di “Non è l’inferno”, il brano che le ha permesso di vincere il Festival di Sanremo 2012.
E così attraverso una nota pubblicata su Facebook, l’ex allieva di Amici ha aperto il suo cuore, cercando di dare una spiegazione che cambia completamente la situazione.

Mi spiace davvero leggere queste tue parole. Vorrei dirtelo a voce e personalmente ma in queste ore caotiche e felici di autentico delirio non sono ancora riuscita a parlarti. Sai bene quanto io abbia amato ed ami il pezzo che mi hai scritto e l’ho detto in ogni pubblica e privata occasione. Puoi rileggere ogni mia intervista radio, video o sulla stampa e scoprirai che non ho mai nascosto la mia gratitudine per avermi “cucito addosso un bellissimo abito da sera” con cui ho coronato un grandissimo sogno”.

Continuando, nella lunga nota, si legga: Quando Gianni mi ha chiamata sul palco sono andata completamente su un altro pianeta. Mi avete visto tutti balbettare quelle poche parole sul palcoscenico del teatro davanti a milioni di italiani. Avete visto quanto facessi fatica anche solo a pronunciare il mio nome. Hai sentito che ti ho chiamato forte “kekko”. Che ho persino dimenticato come si chiamavano gli altri autori Sala e Palmosi. Poi sono stati momenti davvero incredibili dove tutti mi tiravano e mi chiamavano. Te lo ricordi, lo abbiamo vissuto insieme anche lo scorso anno”.

E ancora: “Probabilmente non ho rispettato le tue tempistiche, ma la prima cosa che ho fatto appena sveglia è stato chiamare te e sai anche che in privato ti ho sempre scritto e reso partecipe attraverso i video che ti ho mandato, tra cui l’ultimo proprio ieri sera prima di salire sul palco per l’ultima volta..dai kekko in fondo questo Sanremo lo abbiamo vinto insieme, godiamoci questo momento”.
Certo che, detta così, spiegherebbe il perché del comportamento della ragazza, la quale non sarebbe più tanto colpevole, anzi. Che ad esagerare sia allora stato Kekko?

Alessandra Battistini

6 COMMENTS

  1. A quelle bimbeminchia che hanno votato Emma spendendo decine di euro con gli sms vorrei tanto fare quello che Jean Louis Trintignant faceva ai cattivi ne “Il grande silenzio” di Sergio Corbucci: fargli saltare i pollici a pistolettate, poi voglio vedere come manderanno i messaggini.E questo paragone non è casuale:ieri mi è sembrato di rivedere un brutto remake del film di Corbucci, con Arisa nella parte di Silenzio, eroe che si batte con coraggio, semina la morte, fa vedere i sorci verdi ai cattivi ma alla fine soccombe alla legge del più forte(ma non del più bravo).Se dovessi mai fare un remake di questo film, per la parte di Tigrero, sceglierei Maria de Filippi(senza occhiali è identica alla buon’anima di Klaus Kinski)

  2. La canzone di Emma e’ davvero bella! Meritava di vincere ;) Se non riuscite a capire il significato del testo, è meglio che stiate zitti! -.-” Non sapete cosa significa avere un padre disoccupato che per sfamare i propri figli deve fare i ‘salti mortali’.
           ♪ Se sapesse quanto è difficile il pensiero
    che per un giorno di lavoro
    c’è che ancora ha più diritti di chi ha creduto
    nel paese del futuro ♪ 

  3. Come l’autore di questo articolo,anche secondo me alla fine non sembra poi tanto colpevole Emma…lasciando perdere questa storia,Sanremo sta perdendo i colpi. 

  4. Io invece penso abbia ragione Kekko, perchè lui non parla di ringraziamenti da fare in tv perchè è autore del testo della canzone… anzi specifica che non è necessario… ma parla di rispondere ad un sms che un amico le ha inviato… e il tempo di 2 sec x rispondere ad un amico si trova se lo si vuole… SE SI VUOLE…

  5. La canzone di Emma ha un testo bellissimo e nessuno lo mette in discussione, ma proprio per questo io, che so benissimo cosa voglia dire avere un padre che fa i salti mortali per mandare avanti come può una famiglia numerosa, ritengo che non si possano cantare in quel modo parole del genere. Quel testo è pieno di una serie di emozioni veramente molto forti che, mi dispiace, ma lei sembrava non trasmettere nè, tanto meno, capire. Non puoi parlarmi di una situazione del genere come se stessi cantando una lista della spesa, buttandoci in mezzo ogni tanto un gesto teatrale e una faccia contrita per far vedere che senti quel dolore quando la tua voce dice tutt’altro.
    Scusate, ma io la penso così!

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