Diana, figlia di Lele Mora, a “Pomeriggio Cinque” rivive il tentato suicidio del padre

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Trovo vergognoso che si cerchi di dipingere Lele Mora come un santo, un pover uomo che si sta lasciando andare per colpa del suo malessere vissuto in carcere. Ieri pomeriggio, ospite da Barbara D’Urso a “Pomeriggio Cinque” è intervenuta Diana, la figlia di Lele, famoso ex manager dei vip. La donna ha raccontato nello studio di Canale 5 il tentato suicidio del padre che si trova in prigione da sette mesi.
“Aveva paura della nostra reazione, si vergognava del suo gesto e non voleva che nessuno lo venisse a sapere Non ce la fa più non è un uomo così forte da poter stare, per così tanto tempo, da solo”, spiega lei.

Ma la colpa di chi è? Capisco che si tratti di una vita umana, ma persone che Mora devono pagare per gli errori commessi a livello giudiziario e non trovo corretto difenderli o trasformarli in finti eroi, nel disperato tentativo di farlo scarcerare per riportarlo in buona salute.
Il carcere del resto è questo, un luogo dove purtroppo si capisce di aver sbagliato e di certo non una suite dove alloggiare in grande allegria.
Il tentato suicidio è avvenuto con l’applicazione di cerotti su naso e bocca e già in questo caso mi sembra alquanto eccessivo parlare di “voglia di morire” utilizzando questi mezzi. Pensava davvero di morire con due cerottini? Vi chiedo scusa, non voglio sembrare cinica, ma non sopporto il finto buonismo dei vip che prima lo hanno lasciato (giustamente) solo e che ora cercano disperatamente di santificarlo.

Vi lascio con il video dell’intervista: http://www.video.mediaset.it/video/pomeriggio_5/servizi/274841/lele-mora-in-carcere.html

Alessandra Battistini

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