L’insostenibile leggerezza di Facebook: e tu quanti amici hai?

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Voglia di vivere, di integrarsi, di comunicare: quando tutto questo sembra non funzionare nella vita reale, nel nostro quotidiano, ecco pronto ad intervenire il supereroe del terzo millennio: Facebook!
Sì, perché all’interno del popolare social network, creato nel 2004 da Mark Zuckerberg, tutto è alla portata di tutti: conoscenze, vita, intrattenimento, condivisione, amicizia. E così, tra i più giovani, prende il via una corsa frenetica verso il raggiungimento del maggior numero di amici, massima espressione di integrazione sociale. Perché più amici hai e più “cool” (per dirlo all’americana!) sarai!
Se per gli adolescenti questo diventa un mezzo di integrazione, che cosa rappresenta Facebook per i meno giovani?

In primo luogo nasce la curiosità, dettata dalla diffusione di questa tendenza alla quale nessuno vuole rinunciare senza prima aver “toccato con mano”.
Ma la curiosità presto si trasforma: ha inizio la vita in un mondo parallelo, una vita fatta di entusiasmi effimeri, dove ci ritroviamo intrappolati in una rete di contatti, di pensieri, di parole che riportano in luce emozioni al limite del reale. E’ proprio Facebook che diventa il reale, quel luogo di incontro per il quale vale la pena vivere.
Nessuno pare accorgersi di quanto pericoloso sia diventato lo stare seduti da soli davanti a un computer.
Ormai questo gioco virtuale è pura abitudine mentale, un’esigenza quotidiana che ci porta a vivere di queste “amicizie” che sanno rendere appaganti le ore (ed ore!) trascorse davanti al computer, inghiottiti in un vortice di emozioni virtuali che assumono, ai nostro occhi, sembianze reali.

Viviamo in velocità, in frenesia, convincendoci che la Bacheca dei nostri amici diventi un qualsiasi luogo di incontro reale, dalla piazzetta del paese al bar più in vista della città.
E’ in questo preciso istante che scatta la “dipendenza da Facebook”, come fosse ormai diventato la peggiore delle droghe: si “frequenta” Facebook per non ritrovarsi vittime della solitudine, per non dover essere di nuovo soli, esattamente come potevamo essere prima di intraprendere questo percorso.
Facebook è uno stile di vita, un gioco pericoloso che portato milioni di persone davanti ad un computer e sempre più lontano dalle vere emozioni, dal “vero” contatto, quello reso speciale proprio perché accompagnato da uno sguardo, da un sorriso, da un gesto percettibile agli occhi.
Secondo alcuni studi effettuati dall’American Academy, questo social network porterebbe alla depressione, creando difficoltà comportamentali, diminuendo la propria autostima e portando poi all’isolamento virtuale e reale.
Quello che resta è solo un vuoto incolmabile, perché prima o dopo ci accorgeremo di esserci affezionati ad una macchina, ad un’illusione del reale, a persone solo idealizzate.
Ce ne accorgeremo.
Dobbiamo accorgercene.

Alessandra Battistini

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1 COMMENT

  1. e in questa …confusione di pixel e figure terrene…ci perdiamo . Auguro a tutti buona vita!

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